LA STORIA DEL POZZO

                       
                  
 
 


a cura di Vincenzo Lepori

Associazione Cittadini Zibido San Giacomo


Apennine Energy e il pozzo a Km 0


Questa storia inizia con la richiesta del permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, presentata in data 31 gennaio 2006 dalla Società Energia della Concordia-S.p.A., denominato “BADILE” e situato nelle province di Pavia e Milano per un’area totale di ricerca di 154,5 kmq, 94,88 in provincia di Milano e 59,62 in provincia di Pavia per un estensione su ben 22 comuni delle due province.

















Con lettera del 30 giugno 2006 viene chiesto che le istanze di permesso di ricerca, presentate dalla Società Energia della Concordia-S.p.A. vengano conferite alla Società Consul Service-S.r.l. a seguito della cessione del ramo d’azienda dalla prima alla seconda con atto del dott. Antonio Caranci, notaio in Reggio Emilia, n. rep. 32956 del 23 dicembre 2005. La lettera arriva al MISE in data 29 novembre 2006 prot. n. 0019950.

Il Comitato tecnico per gli idrocarburi e la geotermia in data 13 dicembre 2006 esprime parere favorevole al conferimento del permesso di ricerca di idrocarburi.
Con nota ministeriale n. 0017201 del 17 ottobre 2007,la Società Consul Service-S.r.l. è stata invitata a presentare alla Regione Lombardia la documentazione per ottenere l’intesa, previa valutazione ambientale, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera a) Accordo Stato-Regioni del 24 aprile 2001.

La Regione Lombardia con il decreto n. 13128 del 17 novembre 2008 della Regione Lombardia richiede che le operazioni connesse agli studi geologici e rielaborazioni sismiche previste nella prima fase del programma dei lavori sono escluse da valutazione di impatto ambientale e che l'eventuale esecuzione di una nuova campagna sismica dovrà essere assoggettata a verifica di esclusione dalla procedura di valutazione di impatto ambientale nonché che la perforazione del pozzo esplorativo è da assoggettare a specifica procedura di valutazione di impatto ambientale.

Con nota ministeriale n. 0058701 del 19 dicembre 2008 è stata invitata la Società Consul Service-S.r.l. ad inviare copia della documentazione atta ad esprimere l’assenso al conferimento del permesso in parola alle Amministrazioni provinciali e comunali, ai sensi dell’art. 1, comma 77, della legge n. 239/2004.

La giunta provinciale con delibera n. 93/99 del 23 febbraio 2009 della Provincia di Milano ha espresso parere favorevole al conferimento del permesso.
La Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Lombardia con la nota prot. n. 13801 del 26 novembre 2009 ha espresso parere favorevole al conferimento del permesso dettando alcune prescrizioni per l’esecuzione dei lavor.

..... ed il parere del Comune di Zibido San Giacomo dov’é?
La Regione Lombardia con delibera della Giunta Regionale n. VIII/10771 dell'11 dicembre 2009 ha espresso parere favorevole al conferimento del permesso dettando alcune prescrizione e condizioni.
La condizione è che, qualora nel prosieguo dell'attività esplorativa si rendano necessarie opere sul campo, quale la perforazione del pozzo esplorativo, le stesse dovranno essere preventivamente assoggettate a specifica procedura di impatto ambientale regionale. Il MISE conferisce con decreto la concessione il 23 marzo 2010.

Nel frattempo al MISE perviene una lettera in data 9 gennaio 2009 prot. n. 0001618, con la quale la Società Apennine Energy-S.r.l. ha chiesto che le quote di titolarità in titolo alla Società Consul Service-S.r.l. vengano a lei intestate a seguito dell’avvenuta modifica della denominazione sociale, giusta delibera assembleare del 23 dicembre 2008, a rogito Avv. Giorgio Rizzo, notaio in Roma, n. rep. 16843 del 23 dicembre 2008.

Altra lettera al MISE che perviene in data 9 gennaio 2013 con la quale la Società Apennine Energy-S.r.l. avvisa del cambio societario in Apennine Energy S.p.A. con delibera assembleare del 5 dicembre 2012 registrato presso Ufficio Entrate in data 28 dicembre 2012 e chiede il passaggio delle titolarità dei permessi. Permesso ottenuto con DM del 17 aprile 2013.


CHI E’ APPENINE ENERGY S.p.A. ?

10 milioni di euro di capitale sociale versato e 8 dipendenti.

Detiene il 100% della Apennine Oil & Gas S.R.L.

E’ controllata al 100% dalla Sound Oil PLC con sede a Londra che opera sul mercato secondario.

Quindi sfatiamo il primo mito: Apennine Energy S.p.A. non è italian






















































































































CHI E’ SOUND OIL PLC. ? UN PO’ DI STORIA

La Sound Oli PLC è quotata presso l’Alternative Investment Market (un mercato borsistico “minore”) a Londra dal 2005 con l’intenzione di compiere perforazioni petrolifere in Africa. Dati gli scarsi risultati si è rivolta all’Indonesia. Dati gli altrettanto scarsi risultati si è rifocalizzata sull’Italia nel 2011 dopo l’acquisizione della società Consul Oil & Gas.

Ora la società si focalizza su progetti in Italia di medio termine (3 – 5 anni) ed ha 18 licenze complessive. Si tratta per lo più di siti già individuati dall’ENI ma da questa mai sviluppati.

SOUND OIL PLC. - BADILE

ll sito di Badile (di cui Sound Oil detiene il 100%) è a 4.000 m di profondità e ad alte pressioni e temperatura. L’escavazione è particolarmente difficoltosa; il potenziale è di 110 milioni di barili di olio equivalente. Si tratta di una mossa rischiosa per una compagnia di dimensioni così piccole ma è un’operazione “attraente per gli azionisti”.

Da una ricerca effettuata dalla società finanziaria Edison Investment Research (anch’essa britannica) lo scorso 27 giugno 2014, risulta che il successo dell’operazione Badile potrebbe incrementare il valore del titolo di 41 pence per azione (rispetto a una quotazione del titolo alla data dello studio di sole 10,75 pence....). Le quotazioni sono ulteriormente scese e oggi (2 marzo o 2015) sono a 12,125 pence (-2,02%).

La Sound Oil è una lilliput tra i giganti del mercato di estrazione idrocarburi, ed è a tutti gli effetti considerata una “small cap”, ovvero una società a bassa capitalizzazione.
Alla borsa di Londra vale oggi 42,97 milioni di sterline, pari a poco più di 54 milioni di euro. (fonte: società finanziaria statunitense Bloomberg e Investing.com).

Tanto per intenderci, l’Eni è 100 volte più grande.
Rimanendo sui dati economici, solo nel 2013 la società ha iniziato a produrre fatturato, ma resta in profondo rosso:
6,76 milioni di perdite in sterline nel 2013, rispetto ai -13,74 del 2012.
I dati più recenti vedono qualche miglioramento, ma limitato: nel primo semestre 2014, grazie alla crescita dei ricavi, le perdite sono di 2,5 milioni di sterline. In due anni e mezzo, la società si è mangiata oltre venti milioni di capitale. Visti gli alti costi delle trivellazioni (dell’ordine della decina di milioni di sterline), trovarsi di fronte anche a un solo pozzo sterile (così viene definito il mancato ritrovamento di gas naturale o petrolio) può significare un colpo durissimo.
Solo la fiscalità molto favorevole attira ancora qualche piccolo operatore. Sound Oil detiene 12 licenze concentrate in Italia centro-meridionale, ma di queste solo due sono in produzione (più una terza in avvio). In parallelo con la critica situazione economica, anche i livelli produttivi e le riserve sono molto bassi, tali da non generare un’adeguata cassa per riassestare i bilanci in perdita.
Le riserve di idrocarburi della Sound Oil PLC sono pari a 14 milioni di barili, mentre quelli di Eni sono 6,535 miliardi di barili.

C’è anche un ulteriore aspetto delle modalità operative che lascia perplessi. Sempre per diversificare i rischi, le società petrolifere operano generalmente in “joint venture”, ovvero associandosi con altre imprese: i costi e i ricavi sono minori, ma si può così operare su più aree. Sound Oil sembra un giocatore al tavolo della roulette molto convinto del proprio istinto, che invece di giocare su più numeri, mette tutto il gruzzolo su un numero.

La società inglese detiene il 100% dei permessi dove è presente. Se trova petrolio o gas le va bene, ma in caso di pozzi sterili sono guai: tutti i costi sono a suo carico.
Per finanziare le attività in corso di sviluppo, ad aprile 2014 Sound Oil ha ricevuto da 2 fondi di investimento, Niche Group e Continental Investment Partners (CIP), rispettivamente 5 milioni di euro e 14 milioni di sterline (di cui 7 sottoscrivendo azioni Sound Oil e 7 come finanziamento).

Edison Investment Research sottolinea che il progetto Badile è SOVRADIMENSIONATO rispetto alle dimensioni di Sound Oil e che l’insuccesso di questa operazione farebbe crollare le quotazioni del titolo.
Sound Oil stima che il costo di perforazione del progetto Badile sarebbe di 22,6 milioni di euro. Ma le probabilità di successo (da quanto risulta dalle prospezioni geologiche) è solo del 22%.

Il progetto di Zibido è collegato a quello di Badile (Sound Oil intende effettuare perforazioni solo in caso di successo a Badile, ma le percentuali di successo in base alle prospezioni geologiche sono ancora inferiori e pari al 18%.

Il sito di Badile è stato acquisito a ottobre 2014 per 1,8 milioni di euro IVA esclusa. Poi però è stata anche ordinata (7 agosto 2014) una trivella speciale a Breda Energia del costo di 380.000 euro che sarà consegnata a gennaio 2015.Il successo a Badile farebbe partire le operazioni a Zibido, previste per il 2016.

Ultimo elemento non di poco conto.

Per coprire i rischi di danni ambientali e per garantire il ripristino dei terreni dopo la trivellazione, la società presenterà una fidejussione. Ma, per ammissione degli stessi amministratori, non si tratterà di una fidejussione bancaria, bensì di una assicurativa. Non soldi sonanti, ma una sorta di polizza che offre meno garanzie e incertezze sui tempi. La società ha scritto a bilancio 2013 un fondo rischi denominato chiusure minerarie relativo agli oneri che la società prevede di sostnere in relazione all’eventuale chiusura dei siti di perforazione che è pari a € 1.397.834 per tutti i siti.

Per concludere.

La società che si propone di trivellare a Zibido è piccola (anzi piccolissima) e con i conti in rosso. È molto convinta di ciò che fa, ma rischia forte. Lasciamo ai cittadini la possibilità di riflettere se si sentono adeguatamente tranquillizzati da questi dati. Ma soprattutto speriamo che gli Amministratori locali (in primis la Regione Lombardia) valutino attentamente e verifichino se il territorio del Parco Sud, sia più idoneo a produrre beni agricoli di qualità e dare svago a cittadini, piuttosto che a estrarre idrocarburi.

Chiudiamo con delle informazioni generali.

Le riserve di combustibili fossili sfruttabili nel nostro Paese, secondo la BP Statistical Review del giugno 2014, ammontano a 290 Mtep. Poiché il consumo di energia primaria annuale è di 159 Mtep, queste ipotetiche riserve corrispondono al consumo di meno di due anni. Spalmate su un periodo di 20 anni, ammontano a circa il 9% del consumo annuale di energia primaria. "Si tratta quindi di una risorsa molto limitata, il cui sfruttamento potrebbe produrre danni molto più ingenti dei benefici che può apportare. Il mancato apporto di questa risorsa marginale potrebbe essere facilmente compensato, senza il rischio di creare problemi, riducendo i consumi", spiega Energie per l'Italia, un pool di scienziati e professori che ha lanciato al Governo italiano un appello per dirottare gli investimenti sulle fonti rinnovabili: "Anziché trivellare il Bel Paese, si dovrebbero mettere pannelli solari sui tetti di tutti i capannoni d'Italia e sostenere la transizione verso le fonti green, che già oggi coprono il 40% del fabbisogno di energia elettrica nazionale. La fine dell’era dei combustibili fossili è inevitabile e ridurne l’uso è urgente per limitare l’inquinamento dell’ambiente. Ridurre il consumo dei combustibili fossili, che importiamo per il 90%, significa anche ridurre la dipendenza energetica del nostro paese e migliorare la bilancia dei pagamenti".

GRAZIE AI CITTADINI DI ZIBIDO SAN GIACOMO

CHE DICONO NO!














GRAZIE DAI PROPRIETARI DEL PARCO SUD DI MILANO!